federalisti di sinistra

Una sponda europeista a sinistra per sconfiggere la logica delle larghe intese

Le proposte che fa Schulz ne “Il gigante incatenato” e l’appello lanciato da Barbara Spinelli e confluito nel progetto della Lista per Tsipras hanno molti punti in comune. Il bivio descritto da Schulz e l’alternativa proposta da Spinelli così come la lettura delle cause della crisi e la critica della ricetta dell’austerità vanno nella medesima direzione, seppur con accenti di differente radicalità.

Sia Schulz che Tspiras si chiedono a quale prezzo si sia evitata la scissione dell’Eurozona. Tsipras, a cui Schulz “sta simpatico” gli imputa tuttavia di rincorrere la logica delle larghe intese e il moderatismo della sinistra riformista europea.

Affinché sia le riforme proposte da Schulz, sia la giustizia sociale rivendicata da Tsipras possano sperare di trovare attuazione è necessario abbandonare ogni sterile e retorica contrapposizione tra le due sinistre. Non ha senso costringere Schulz nella logica delle larghe intese, viceversa bisogna permettergli di liberarsene, offrendo una sponda parlamentare sinistra per il suo progetto istituzionale che a maggio potrebbe realisticamente ottenere una maggioranza in parlamento. Nonostante tutto, i pochi sondaggi cumulativi su scala europea non delineano una crescita degli euroscettici, ma piuttosto un calo dei popolari a vantaggio dei populisti di destra e un calo di liberali e verdi a favore dei socialisti e della sinistra. Non è impensabile che le elezioni portino una maggioranza di centrosinistra nel Parlamento europeo.

Se si rispetterà la risoluzione parlamentare, il primo candidato alla presidenza della Commissione potrebbe effettivamente essere Schulz. Inoltre non è impossibile che nel Consiglio europeo si venga a formare una maggioranza qualificata a suo favore. Il fatto che la Merkel si trovi in una coalizione con l’SPD potrebbe paradossalmente permettere agli altri capi di governo di mettere la sua linea in minoranza nel Consiglio europeo se l’SPD minacciasse di togliere la fiducia in nome di Schulz. Dopo la sua rielezione la cancelliera Merkel si trova in Germania in una posizione inedita. Il suo progetto di depoliticizzazione sembra essere messo in crisi dalle sfide del presidente della repubblica Gauck e dal ministro degli esteri Steinmeier (SPD). Entrambi infatti pretendono che alla potenza economica tedesca corrisponda anche una maggiore presa di responsabilità su scala europea e internazionale (così l’editoriale di Matthias Geis, Die Zeit, 06.02.2014). Se Schulz dovesse effettivamente trovare una maggioranza qualificata in Consiglio le sue proposte di integrazione politica federale avrebbero – forse – anche l’appoggio di Rayoi, di Juncker e della parte più “sociale” della CDU. Questo lo potrebbe portare ad allargare la sua maggioranza ai popolari. Le politiche di riforma delle istituzioni europee di Schulz otterrebbero inoltre, anche in Germania, una maggioranza in parlamento che metterebbe la linea Merkel in minoranza ‘a casa sua’ grazie all’inedita alleanza di SPD, Grünen e Die Linke. In quest’ottica la Sinistra Europea potrebbe giocare seriamente le sue carte nel Parlamento europeo, sfidando i socialisti sui temi sociali e di investimento, offrendo il suo appoggio alle riforme istituzionali in chiave federale, mettendo all’angolo i conservatori di Cameron e spingendo la maggioranza sulle proprie posizioni. Tutto ciò sapendo di poter contare sulla sensibilità socialdemocratica di Schulz.

Portando la Sinistra Europea su posizioni federaliste d’avanguardia, la Lista per Tsipras potrebbe sfidare i Socialisti e Democratici su temi quali la creazione di un bilancio autonomo per l’Unione, magari seguendo la proposta di Franco Gallo che nella sua Spinelli Lecture 2013 ha suggerito l’introduzione di un vero sistema di tassazione comunitario articolato sulla tassazione delle emissioni di CO2 (carbon-tax), delle transazioni finanziarie (Tobin-tax) e dell’accesso digitale ai dati individuali.

Un’altra sfida potrebbe essere condotta sui temi dello stato sociale minimo europeo, inquadrandolo in un ambito di investimento comunitario e non solo di convergenze di standard minimi. Anche sulla politica estera le proposte di Schulz potrebbero essere considerate timide e certamente meno avanzate rispetto ai piani di difesa comune proposti negli anni ‘50 da Altiero Spinelli e svaniti nel ‘53 con la morte di Stalin.

Per gli interessi greci il ricorso all’esempio della conferenza di Londra del ’53 deve e può essere fatto, ma bisogna prestare molta attenzione a giocare con la storia e bisogna evitare spiriti di revanchismo nei confronti della Germania. Piuttosto occorre mostrare il senso che la solidarietà europea ha dato alla fondazione dell’Unione, così come riconosciuto da Schulz.

Sicuramente Tsipras avrebbe molto più potere contrattuale se riuscisse a presentarsi al tavolo del Consiglio europeo in qualità di primo ministro di un futuro governo greco a guida di Syriza.

Questa eventualità potrebbe rappresentare, secondo un editoriale pubblicato sul NY-Times da Galbraith e Varoufakis, un’insperata possibilità per l’Europa.

Su scala italiana sarebbe a mio parare necessario che la Lista per Tsipras sfidi il PD sui contenuti delle riforme delle istituzioni europee, affinché interpreti nel gruppo del PSE un ruolo di player federalista, giocando di sponda con i Verdi e la Sinistra secondo lo schema suggerito negli anni ‘90 dallo scomparso Alex Langer. Tutto ciò tenendo conto che per la natura peculiare del PD al suo interno si trovano anche anime che potrebbero parlare ai federalisti presenti tra i popolari e i liberali. Sia Renzi che Letta parlano spesso di “Stati Uniti d’Europa”: è ora che diano a questo titolo proposte di riforme concrete e attuabili.

Bisognerebbe smascherare la campagna elettorale di Berlusconi che giocherà contro l’Europa della Merkel ma darà i suoi voti in dote alla cancelliera – e Forza Italia sarà determinante negli equilibri tra PPE e PSE.

Infine sarebbe auspicabile non cercare di sottrarre voti al PD, indebolendo l’arco socialista europeo, ma cercare di recuperarli tra i meet-up grillini delusi, nella sinistra eclissata, tra i movimenti ambientalisti e perché no, forse da qualche europeista convinto di provenienza radicale.

Fondamentale è quindi tentare di uscire dal framing dell’opposizione ‘euroscettici’ contro ‘larghe intese,’ mostrando la qualità delle riforme sociali e istituzionali a cui la Lista per Tsipras aspira e in questo modo permettendo forse a Schulz di uscire dall’abbraccio delle larghe intese e dalla logica del Parlamento europeo come macchina del consenso in cui spetterebbe allo schema popolari-liberali-socialisti fare blocco al centro per tenere insieme l’Unione. In questo modo non si libererebbero le alternative che la situazione presente rende possibili.

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